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L'Insegnante - The Teacher


Video in Italiano:

English version:

L’INSEGNANTE 2016 Olio su tela (cm 200 x 150)

Insegnare nasce come termine per semplificare il concetto di imprimere un segno. Ci sono insegnanti che insegnano da una cattedra, adoperando testi, grafici e lavagne, riportando lezioni apprese attraverso lo studio e la pratica al fine di aiutare i più giovani ad apprenderle. Sono quegli insegnanti che in società si assumono la responsabilità di chiamarsi e lasciarsi chiamare come tali. Ce ne sono altri che insegnano da dietro una scrivania e davanti alla telecamera, che ci appaiono in uno schermo e ci suggeriscono accaduti degni di nota e spesso punti di vista da cui osservarli. Altri ancora leggono scritture considerate tradizionalmente assolute ed insegnano le loro interpretazioni, fornendo al prossimo norme morali e regole di condotta. Poi ci sono quegli insegnanti biologici che ereditano la responsabilità di insegnare dalla scelta più o meno consapevole di diventare genitori. La verità è che siamo tutti insegnanti poiché un segno, per quanto piccolo o grande che sia, lo lasciamo di continuo, attraverso le nostre parole, i nostri gesti, perfino i nostri sguardi. Ogni espressione che nasce da noi è un insegnamento di qualche tipo che il prossimo fa proprio attraverso la percezione e le proprie capacità cognitive ed interpretative. La scelta del soggetto di questo dipinto nasce da questa consapevolezza e dal desiderio di portare l’attenzione su l’insegnante che passa più facilmente inosservato in tale ruolo, ma che, a mio parere, è quell’insegnante che ci insegna chi siamo realmente, cioè naturalmente, e che mai come oggi è fondamentale ricordarci. Che sia l’innocenza con cui l’infante domanda, l’assenza di preconcetti che lo spingono a ciò che noi chiamiamo “osare”, la sua predisposizione al divertimento e al gioco, alla passione verso tutto ciò che è natura e avventura, attività, colore e movimento…che sia la sua innata arresa all’istinto che lo spinge a dire di no quando è no, a ridere quando se la sente e far sentire anche a chi gli è intorno che se ride è vero…che sia la sua trasparente vulnerabilità che non ha ragione di nascondere e che gli permette di pianger via il disappunto e ricominciare con la giusta leggerezza… l’infante è forse l’unico insegnante rimasto in questa società capace di ricordarci il senso della vita, i motivi per cui se c’è stata una scelta da parte nostra di essere qui, o ci sia almeno quella di restarci, è una scelta sensata. C’è un motivo, c’è una forza, c’è una musica che suona dentro l’essere umano e che lo guida nella danza del momento, che a cuore aperto rivela un ritmo chiaro ed entusiasmante e a cuore chiuso resta muto. Quindi aprite bene le orecchie genitori di figli vostri o figli altrui, poiché c’è una speranza ed è piccola, ma agile, flessibile, attenta, energetica, libera, affettuosa, innocente, selvaggia, impavida, curiosa e vera. Nasce così anche dai più confusi e sonnambuli, e cammina al nostro fianco di continuo. Onoriamo quell’infante poiché è lì la nostra redenzione, come noi lo siamo dei nostri genitori. E’ lì per insegnarci con ogni sorriso, abbraccio, salto, inciampo, pianto e riso che se c’è un motivo di esistere è quello di sperimentare in che modo si può farlo e che non si finisce mai di imparare; per l’infante questo non è scoraggiante ma stimolante. Prestiamo attenzione poiché è vivo in ognuno di noi, anche in quegli adulti che si arrabbiano quando l’infante si macchia i pantaloni puliti e che tra un anno verranno riciclati o buttati via. L’infante lo sa che quella scivolata sulla terra e sotto la pioggia ha più valore di qualsiasi marca ed è importante che avvenga. L’alternativa è vivere quell’esperienza indirettamente attraverso un personaggio che lo fa in un libro o in uno schermo ricordandogli che lui, o lei, invece, non può. Facciamo in modo che l’infante sappia che può, e che deve, altrimenti continuiamo a gettarci nelle braccia di un sistema che giustifica solo i “non si può” e riconosciamo la paternità a questo sistema senza lamentarci, poiché staremo scegliendo noi di esser solo figli suoi e non della natura che ci ha messo al mondo. Spesso guardiamo al passato con nostalgia. Quella nostalgia è frutto di un cambiamento avvenuto che ha poco a che fare con l’invecchiamento del corpo e con l’età, ma con il mutare di un’attitudine verso la vita che da spensierato e libero è diventato serio, pauroso e scettico e di questo incolpiamo il mondo o la vita stessa. Eppure con ogni mano che punta il dito ci sono tre dita che puntano verso noi stessi, e questo non succede a caso. All’infante è concesso di sbagliare, di non sapere, di spender tempo con gli amici e amare chi gli pare e che gli pare, e quindi si concede la libertà perché sa di poterlo fare. Poi arriva un momento in cui questo non è più accettabile né dall’infante ora un po’ cresciuto né da chi gli sta intorno, come se davvero arrivasse un momento in cui smettiamo di sbagliare, in cui abbiamo appreso tutto, in cui il tempo con gli amici non è più importante e merita amare quel che fa comodo ed è privo di rischi. Ma lo è veramente? Non è forse il perder tempo a costruire una vita non nostra il rischio più grande quando abbiamo i giorni contati ed è questa l’unica certezza? Questo ci domanda l’infante quando ride, quando abbraccia un amico, un animale, quando crea, quando corre, quando balla, quando strilla…eppure la risposta ce l’abbiamo proprio nella nostalgia di quella libertà. L’infante c’insegna a vivere nel qui ed ora, a far quel che si può per rendere ancora più eccitante questo momento. Questa facoltà non va mai perduta, al massimo viene dimenticata. Ebbene abbiamo una medicina per la nostra memoria, gratuita e senza effetti collaterali, da assumere con la semplice realizzazione che anche gli infanti ci possono insegnare, e che se non ci sentiamo soddisfatti forse abbiamo ascoltato gli insegnanti sbagliati fino ad ora. L’infante ci insegna tutto sull’assenza delle barriere e dei pregiudizi quando si tratta di viver bene e amare veramente, che le caratteristiche dell’altro si dissipano a cospetto della genuinità e dell’amore dimostrato, che il colore della pelle separa effettivamente l’uno dall’altro quanto il colore degli occhi o della maglietta se è per questo. Ci ricorda infatti che le barriere non esistono a meno che non si credano reali, che si usano solo per mantenere un senso di sicurezza personale fragile poiché fondato sul timore e sull’ignoranza, e che non importa quanto siano decorate e costose, le barriere servono solo a rinchiuderci. Al chiuso siamo protetti solo dall’aperto. L’infante ci insegna della magia e della meraviglia dell’aperto, quindi prestiamo attenzione noi apprendisti, poiché l’aperto può intimidire più di ciò che sta all’interno delle nostre mura, forse, ma è solo là fuori che il nostro scopo può essere adempiuto. Lasciamo che l’infante dentro di noi ci guidi a scoprire di cosa è realmente fatto il tempo, e sforziamoci per rimuovere quei timori che ci hanno reso sudditi e non sovrani di noi stessi. Noi SIAMO sovrani di noi stessi. Insegnanti, giornalisti, contadini, bar tender, lettori, elettori, italiani, albanesi, pakistani, americani, inglesi, capitalisti, indigeni, uomini e donne delle prime nazioni, occidentali, tibetani, cristiani, induisti, atei, gay, etero, poliamorosi, psiconauti, scettici, timidi, coraggiosi, ambientalisti, animalisti, menefreghisti, vegani, carnivori, sungazers, uomini e donne di città, di campagna, di mare e di montagna...la diversità è sacra nel momento in cui il filo che intesse le nostre vite è riconosciuto come lo stesso. Oltre le molecole e le pennellate di materia che ci ritraggono alla vista altrui, vive quello spirito in cui tutti siamo uniti. L’infante questo lo sa senza nemmeno comprenderlo. Il nostro compito come insegnanti è quello di riconoscere ciò che ha effettivamente servito la nostra felicità, la nostra salute, e la sanità dei nostri rapporti, dando valore a quello o scoprirlo per la prima volta, investirci il nostro tempo e la nostra dedizione, e gioire dell’esempio che stiamo offrendo. Lasciamo ai piccoli l’eredità che avremmo desiderato ereditare noi; la responsabilità del loro futuro non è loro, ma è nostra. E’ arrivato il momento di guardare da studenti quella piccola creatura dagli occhi lucidi e pieni di speranza che cammina fiduciosa accanto a noi e che al tempo stesso scalpita nei nostri petti e ringraziarla per ricordarci che nasciamo liberi e che questo non può cambiare perché è intrinseco alla nostra natura. Diamo un senso al dono di questa libertà, dinnanzi al quale qualsiasi altro dono scompare, e ispiriamo noi stessi e i nostri piccoli danzando a quella musica, intonando quella canzone, dipingendo quella visione…per il nostro bene e quello delle future generazioni.

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THE TEACHER

Oil on canvas

200x150cm

2016

'Teaching' (in italian “insegnare”) is a word born to simplify the concept of “leaving a sign”. There are teachers who teach from a desk, using texts, graphics, and boards proposing notions learnt by studying and practicing, helping the young ones to understand them and learn them. They are those teachers who take on the responsibility to call themselves and let others call them as such. There are others who teach from behind another desk and in front of a camera, who appear in our screens and tell us about events they consider worth being aware of and often suggest us specific perspectives to look at them. Others read scriptures traditionally considered absolute, and teach their own interpretations giving others moral norms and rules of behavior. Then there are those teachers who inherit the responsibility to teach from their more or less conscious decision to become parents. The truth is that we are all teachers because a sign, for how big or small, we all do leave, through our words, our actions, even through our glances. Every expression born from us is a lesson we teach that others make theirs through their perception, interpretation and cognitive ability. The choice of this painting’s subject (the Teacher) is born from this awareness, and from my desire to bring attention to the teacher who too easily is missed in that role, yet who, in my opinion, is the one teaching us who we really are, who we naturally are, and that is so fundamental to remember today. May it be the innocence with which the child asks questions, the absence of preconditions that pushes the child to what we call ‘dare’, the predisposition to have fun, to play, the passion for all that is nature and adventure, activity, colors and movement…may it be the child’s surrender to instinct, that pushes to say “no!” when it’s “no!”, to laugh when it’s felt and to make everyone around feel that that laughter is true…may it be the child’s transparent vulnerability, which has no reason to hide and which allows to cry away the disappointment and start anew with less weight to carry… The child is maybe the only teacher left in this society that is able to remind us the sense of life, the reasons why if we chose to come here or to stay here, it’s an intelligent decision. There’s a reason, there’s a force, there’s a song that plays inside every human being which guides in the dance of the moment, that to an open heart reveals a clear and exciting rhythm, and to the closed one appears silent. So, keep your ears open, parents of your children and parents of others’ children, because there’s hope, and it’s little…but agile, flexible, care-full, energetic, free, honest, innocent, wild, courageous, curios and true. It comes like this even from the most confused sleepwalkers, and walks alongside us all the time. Let’s honor that child since it is our redemption as we are our parents’ redemption. The child teaches us through every smile, hug, jump, fall, cry, and laughter, that if there’s one reason to live is to experiment how we can do it, knowing we never end learning; this is not disheartening for the child, it is exciting! Let’s pay attention for that child lives in all of us, even in those adults who get angry if their young one stains his or her new pants which will be recycled or thrown away next year. The child knows that a slip on the soil and under the rain is far more important than any brand and it is essential that it is allowed to happen. The counterpart is for the child to live that experience un-directly, through a character that does it in a book or in a computer screen, reminding that him/her is not allowed. Let’s make sure the child knows that is allowed, and that is supported, otherwise let’s continue throwing ourselves in the arms of a system that justifies only the “don’t-s” but without complaining since we’d be the ones choosing to be their products and not the children of that nature that gave us birth. Often we look back at our past feeling nostalgic. That nostalgia has little to do with the aging of our bodies and our age in general, it has to do with a change in our attitude towards life which from curious and free has become serious, afraid and skeptical and we blame the world for it or life itself. Yet, with every hand that points a finger there are three fingers pointing back at us, and that’s not a coincidence. A child is expected to make mistakes, to not know, to spend time with friends and love what and who he/she wants, and so he/she feels allowed to feel that freedom because he/she knows that he/she can. Then comes a time in which that is no longer acceptable, nor to the child who is now grown a little nor to the society around him/her, almost like a real moment came in which we stop making mistakes, we understand everything, in which time with our friends is no longer important and it’s worth loving what is comfortable and risk-free. But is it really? Isn’t loosing time building a life that is not our own the greatest risk when we all have a finite number of days here and that is the only certainty? That’s the question a child asks us when he/she laughs, when he/she hugs a friend, an animal, when he/she creates, runs, dances, screams…yet we feel the answer through that nostalgia. The child teaches us to live in the here and now, to do all we can imagine to make the present moment even more exciting. This ability is never lost, at most it is forgotten. Well, we are provided with a natural medicine for our memory, free and without collateral effects, to swallow with the simple recognition that even children can teach us and that if we don’t feel satisfied with our lives perhaps it’s because we’ve been listening to the wrong teachers all along. The child teaches us everything about the absence of boundaries and prejudice when it comes to live well and love truthfully, that others’ features are irrelevant when carried genuinely and in love, that the color of the skin actually separates us from one another as much as the color of our eyes does, or the color of our t-shirts for that matter. The child reminds us that boundaries aren’t real unless we believe them to be, which are used only to maintain a sense of personal security that is weak because standing on ignorance and fear, and that it doesn’t matter how fancy and elaborate they are, boundaries only serve to enclose ourselves. Closed inside, we are only protected from outside. The child teaches us about the magic and wonder of outside, so let’s pay attention apprentices, because the outside can feel more intimidating than what’s inside our walls, maybe, but it is only in the open that our reason and purpose can be fulfilled. Let’s the child inside ourselves guide us to discover what time is really made of, and let’s remove those fears that bring us away from ourselves and start walking as sovereign of our lives. That’s what we are. Teachers, journalists, farmers, bar tenders, readers, voters, italians, albanians, pakistanis, americans, british, capitalists, indigenous, men and women of first nations, westerners, tibetans, christians, indus, atheists, gay, eterosexuals, poli-lovers, psyconauts, skepticals, shy ones, courageous ones, activists, eco-friends, animal-friends, careless-ones, vegans, carnivores, sungazers, men and women of city, country side, of sea and mountains…diversity is sacred when the thread that weaves our lives is recognized as one and the same. Beyond the molecules and the brushstrokes that paint layers of matter onto us and that others see, lives that Spirit in which we are all united. The child knows this without even comprehending it. Our duty as teachers is to acknowledge what in life has truly served our happiness, our health, and the health of our relations, give it the value it deserves or start rediscovering it, to invest our time and devotion to it and rejoice of the example we are giving. Let’s leave to the young ones the heritage we would have liked to inherit; the responsibility of the future they’ll find is not theirs, it’s ours. The time has come to look as students at that small creature with those sparkling eyes and full of hope, who walks next to us in faith and trust and who, at the same time, is pawing inside our chest, and to thank that child for reminding us that we are all born free and that it will never change because it is intrinsic to our nature. Let’s give a sense to this gift of freedom, in front of which all other gifts dissipate, and let’s inspire ourselves and our children by dancing to that music, singing that song, painting that vision…for our wellbeing and the one of our future generations. V.


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